sabato 28 gennaio 2012

Parola ... Esclusiva?

La capacità di articolare suoni in parole per l'essere umano è naturale; naturale a tal punto da acquisire un'importanza centrale nella definizione della nostra specie. Il linguaggio per molti è l'abisso che separa Homo Sapiens dal resto del mondo animale, in quanto unico a permettere il pensiero.


Siamo proprio sicuri che questa capacità sia proprio così esclusiva in ogni sua parte?


Per riflettere su ciò offro un passo dello psicolinguista Steven Pinker nel ''L'istinto del linguaggio" in cui mi sono imbattuto leggendo il libro "Altre Menti" di Giorgio Vallortigara:

<< La proboscide dell'elefante è lunga quasi due metri, spessa trenta centimetri e contiene sessantamila muscoli. L'animale la usa per sradicare gli alberi, accatastare legname o, quando viene adibito alla costruzione di un ponte, per disporre con precisione enormi tronchi. Un elefante è capce di arrotolare la proboscide intorno a una matita e disegnare caratteri su un foglio di carta da lettera. Con le due estensioni muscolari sulla punta può estrarre una spina, raccogliere uno spillo o una monetina, stappare una bottiglia, svitare un bullone di una porta di una gabbiae nasconderlo su un ripiano, o tenere una tazza con una presa così forte, pur senza romperla, che solo un altro elefante potrebbe portaglierla via. La punta della proboscide è abbastanza sensibile da permettere all'elefante di riconoscere a occhi chiusi il materiale e la forma degli oggetti. In libertà, la usa per strappare ciuffi d'erba e batterli contro le ginocchia per eliminare la terra, per far cadere le noci di cocco scuotendo una palma, per cospargersi il corpo di polvere; e inoltre per sondare il terreno mentre cammina, evitando le trappole, o per scavare pozzi e pomparne l'acqua. [...] >>

Similmente al linguaggio la proboscide risulta un'"organo" singolare, unico, molto efficace e caratterizzante profondamente la vita dell'animale. Il testo proseque con un racconto paradossale, associando gli elefanti e gli iraci che sono i loro parenti più prossimi:


<< [...] Ma immaginate ora degli elefanti biologi. Ossessionati dal fatto che solo loro in natura possiedono la proboscide, si chiederebbero come si sia potuta evolvere, dato che nessun altro organismo ha una proboscide o qualcosa di simile. osserverebbero in primo luogo che l'elefante e l'irace condividono il 90% del DNA e quindi non possono essere molto diversi.[...] >>


Un bellissimo parallelismo tra uomo e scimmia che oggi è cardine di molti studi scientifici.


<< [..] Pur fallendo nel tentaivo di addestrare gli iraci a prendere gli oggetti con le narici, alcuni strombazzerebbero i successi ottenuti nell'addestrarli a spingere degli stuzzicadenti con la lingua, sostendendo che tra questo e sradicare i tronchi o il disegnare sulla lavagna c'è solo una differenza di grado. La scuola opposta, sostenitrice dell'unicità della proboscide, insisterà magari nel dire che essa comparve all'improvviso tra la prole di un particolare antenato elefante senza proboscide, come prodotto di una singola radicale mutazione. Oppure sosterrà che la proboscide sorse come effetto automatico collaterale al fatto che gli elefanti avevano la testa grossa.[Pinker, L'istinto del linguaggio traduzione italiana 1997] >>


Questo lungo processo di pensiero non è così estraneo all'uomo solo che al posto di parlare di proboscidi, il tema centrale è il linguaggio. Tutto ciò ha provocato, provoca e sicuramente provocherà tantissimi scontri di conoscenze dato che linguaggio e pensiero sono (il più delle volte pensati) intimamente relati tra loro. Come se senza linguaggio sia impossibile pensare.
E sorge una domanda cruciale:

"L'assenza del linguaggio (negli animali) determina mancanza di processi di pensiero, intelligenza?"





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